Uccidere Novecento
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“Tutta quella città…non si riusciva a vederne la fine. La fine per cortesia,si potrebbe vedere la fine?
Era tutto molto bello su quella scaletta ed io ero grande con quel bel cappotto.
Facevo il mio figurone e non avevo dubbi che sarei sceso,non c’era problema.
Non è quello che vidi che mi fermò Max,è quello che non vidi. Puoi capirlo?
Quello che non vidi..in tutta quella sterminata città c’era tutto tranne la fine. C’era tutto! Ma non c’era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo.
Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano,i tasti finiscono. Tu lo sai che sono 88 e su questo nessuno può fregare te. Non sono infiniti loro,tu sei infinito! E dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita.
Questo a me piace,in questo posso vivere.
Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti,milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai. E questa è la verità,che non finiscono mai!
Quella tastiera è infinita. Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. E sei seduto sul seggiolino sbagliato! Quello è il pianoforte su cui suona Dio.
Cristo! Ma le vedevi le strade?!Anche soltanto le strade,ce n’erano a migliaia! Ma dimmelo come fate voi altri laggiù a sceglierne una? A scegliere una donna,una casa,una terra che sia la vostra,un paesaggio da guardare,un modo di morire.
Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n’è,ma non avete paura voi di finire in mille pezzi solo a pensarla quella enormità? Solo a pensarla,a viverla!
Io ci sono nato su questa nave. E vedi anche qui il mondo passava. Ma a non più di 2.000 persone per volta. E di desideri ce n’erano. Ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita. Io ho imparato a vivere in questo modo. La terra è una nave troppo grande per me,è una donna troppo bella,è un viaggio troppo lungo,è un profumo troppo forte,è una musica che non so suonare.
Non scenderò dalla nave. Al massimo posso scendere dalla mia vita. In fin dei conti è come se non fossi mai nato.
Sei tu l’eccezione Max. Solo tu sai che sono qui. Sei una minoranza,non ti resta che adeguarti.
Perdonami amico mio,ma io non scenderò.”
Uccidere Novecento. Vivere. Rinascere. Fare un passo in più, su quella scaletta. Solo chi è nato e cresciuto nelle bolle di sapone è in grado di percepire il terrore di quell’infinita visione. La follia dell’indeterminato, la paura della morte. E malgrado sia l’idea più inconcepibile, il tentativo più folle, la determinazione più arrogante, sarà per me la scelta giusta. Anche perchè, in caso contrario, l’unica soluzione sono 6 quintali e mezzo di dinamite.