L’uomo giusto
Era il 1990, quando, riguardando per l’ennesima volta Cenerentola, scattai in piedi puntando l’unghietta verso il tubo catodico ed esclamai “Cazzo! Allora esiste un uomo giusto per ogni donna giusta e viceversa!”. A quel tempo avevo 7 anni, quindi il Cazzo potrebbe essere sostituito da un Caccaculo.
Poi crebbi, ed ebbi una serie infinita di conferme della teoria dell’uomo giusto. Gente che in mezzo a migliaia di poveri stronzi scova sempre quello giusto, gente che aspetta l’amore della sua vita per 30 anni, senza cambiare mai idea per un secondo, gente che siamo troppo socialmente diversi ma alla fine combaciamo come le mele quindi sticazzi.
E tutte le relazioni cominciavano sempre con un bel “Ahhh, questo è proprio l’uomo giusto”. Per poi finire con un “Ah no, QUESTO è davvero l’uomo giusto”. E i vari ripensamenti del tipo “Ma se invece l’uomo giusto era l’altro?”. Vite circondate da post-it con su scritto Da Rivedere, Riesaminare, Standby fino a nuovo ordine. E come un cane da tartufo plagiato dal signor Walt e dal pucciosissimo cinema hollywoodiano colmo di signorine Meg Ryan, Julia Roberts, Storie Fantastiche e melodrammatici momenti di cristallizzazione del personaggio, passare l’adolescenza e la prima fase adulta a chiedersi dove cazzo sia finito questo stramaledetto uomo giusto.
Finchè un giorno, ravanando tra le cartelle malamente archiviate delle relazioni passate, presenti e future, mi venne da pensare “Ma stringi stringi, sto uomo giusto, cosa sarebbe?”.
Mi comparve il signor Pirandello, ad indicarmi un semplicissimo grafico evolutivo. E sebbene la matematica non fosse nè il mio forte nè quello del signor Luigi, in quattro e quattr’otto arrivammo a una purissima formula matematica, enunciata da una coppia di individui ovvi ma presi in giro dalle favole. E finalmente l’uomo giusto diventa l’uomo per sempre. E l’uomo per sempre diventa una sorta di fantoccio imbottito di segatura e lieto fine, un surrogato passivo-aggressivo del signor Dorian Gray, bello e piacente per sempre.
Pirandello alzò un sopracciglio mordendo il culo della bic: “In base alle nostre considerazioni, l’uomo giusto non esiste poichè l’uomo per sempre non esiste, essendo l’uomo in continua evoluzione”. Soddisfatti dei nostri progressi fantascientifici ci stringemmo la mano ed ognuno tornò alle proprie case.
Ma appena restai sola, mi ricordai dei miei nonni. Duemila anni passati guancia a guancia, tra terremoti, guerre, figliame e crisi di mezza età. Finchè morte non li ha separati. E un pugno alzato al cielo alla cultura odierna, quella del lifting facciale come impedimento al progresso e alla decadenza, contrapposta a quella della frivolezza dell’impegno costruttivo nell’evoluzione di coppia. Quindi va a finire che l’uomo giusto è sostituibile all’infinito, sempre che egli non riesca a moltiplicare sè stesso all’infinito restando Uno, e oltretutto riesca, in questo marasma, a combaciare più o meno perfettamente con la mia continua evoluzione.
Mandai un sms a Pirandello con su scritto “Siamo inculati”.