October152011

Tutta la verità sulla Creazione Divina

Dio quella mattina di sveglia con un pesante mal di testa. Si mette seduto e si massaggia il collo, intontito. Si tira in piedi e ciondolando di guarda attorno. 

“Fanculo, devo aver fatto un casino ieri sera”

Un megarutto esce dalle labbra screpolate, Dio se lo gode soddisfatto, sentendosi vagamente meglio.

“Devo smetterla col Bloody Mary” borbotta andandosi a prendere un bicchiere d’acqua.

Poi si siede sulla poltrona del salotto, canticchiando una canzone del tutto fuoriluogo, e accendendo il ventilatore per asciugare il sudore che gli gronda dalla maglietta sporca di succo di pomodoro.

Quasi come un fosse gioco, cerca di concentrarsi per ricordare i bagordi notturni. Fa una breve lista degli invitati, ne lascia fuori qualcuno, qualcuno sicuramente di poco conto. Si era ripromesso di darci un taglio con certe stronzate, ma dopotutto era il suo compleanno, poteva fare uno strappo alla regola. “Eric, uhmm.. Eric, ah sì, e poi c’era quel coglione di Tommy Jones, me l’avrà pagata la birra Tommy Jones? Fanculo Tommy Jones. Zio Lucio, Penelope, con chi cazzo era venuta Penelope, quella tettona… uhm, Porco me e mio figlio, c’ho il cervello a puttane.” Rimane in quelle condizioni per qualche decina di minuti, poi sbuffando per il mal di testa si alza di scatto, va in bagno e ingurgita un paio di pastigliette viola.

Dopo una ventina di minuti si sente meglio, gli viene fame, così decide di farsi due uova col bacon, bello croccante e unto, quasi lurido. Spadella a lungo, fumando di tanto in tanto una sigaretta, rilassandosi e godendosi in santa pace il post-sbronza.

Ma proprio mentre addenta il primo boccone di frittata, si ricorda dell’incidente.

“Oh.. Porca… Troia”

Si alza in piedi con una leggera tachicardia, va alla finestra come se questa potesse darle realmente conferme.

“Merda ladra schifosa”

Corre in camera da letto, si accovaccia ed estrae da sotto l’armadio un enorme contenitore di latta, lo apre, ne tira fuori un pesante telescopio, monta in velocità il cavalletto e lo porta vicino alla finestra. Nell’affacciarsi, la vicina, la Signora Daisy, lo saluta animatamente con la manina. La sua voce stridula fa breccia nelle orecchie ancora sensibili di Dio.

“Signor Diiiio, Signor Diiiiio! Ben svegliato! Tutto bene, la vedo sbattuta! Ha dormito stanotte? Sa, dovrebbe dormire di più, il mio dottore dice che se uno non dorme bene poi ha problemi digestiviii”

Dio saluta con la manina la Signora Daisy, sorridendo come un coglione, e borbottando tra sè cose indicibili, dedicate soprattutto all’apparato intestinale e al retto della Signora Daisy. Finalmente riesce a sganciarsi dalla donna e continuando a inveire contro se stesso comincia a scrutare il cielo. Passa da un punto all’altro dell’universo ansimando e sbuffando, in preda al più assoluto panico.

“Quel figlio di puttana me la pagherà, se l’ho fatto davvero me la pagherà. Dimmi che non c’è… ok qui no…. qui nemmeno… ecco, no ok, cazzo… cazzo cazzo cazzo… fanculo… ok qui neanche… ok.. qui…………………”

Un piccolo pianeta, che chiameremo per convenzione Terra, se ne stava pacifico a ruotare attorno a una stella molto grossa e luminosa, con l’aria di chi non c’ha un cazzo da fare e un cazzo da temere.

“Ehi ehi ehi ehi ehi… fermi tutti. QUELLA non c’era prima. Che cazz…” aumenta lo zoom del telescopio trattenendo il respiro per qualche istante. 

“Sono praticamente sicuro che quella merda non c’era ieri. PORCA PUTTANA NON C’ERA IERI”. Rimane in silenzio svariati secondi, osservando quel punto. Poi si allontana dal telescopio rimanendo in apnea con gli fissi al cielo, per poi sbottare nel più grande attacco di rabbia mai visto.

Dio prende a calci il letto, i cuscini, la poltrona, il comodino, bestemmiando se stesso e urlando come uno appena punto da un’ape nel culo.

“Quel rotto in culo di Billy Joe, fanculo a lui e alla sua luridissima madre cagna! Lo sapevo! Lo sapevo! Mi ha sfidato, scommettitore schifoso figlio di troia del cazzo”

La pantomima prosegue per una buona mezz’ora, finchè Dio non decide di scendere in cucina, aprirsi una birra, e pensare al da farsi.

Prende in mano il telefono, fa un numero, sbagliandolo un paio di volte. Dall’altra parte finalmente risponde una voce assonnata “Che cazz… pronto?”

“Ciao Leeroy, sono Dio” dice con tono cupo e fastidioso.

“We gamberone! Che si dice?” esclama Leeroy, masticando un pezzo di pane.

“Ho fatto una stronzata bello, posso passare da te?”

“Certo bello, facciamo tra una mezz’ora, che prima devo cagare”

“Bene, a dopo”

Dio chiude la conversazione, sbuffa lentamente e sale in camera ad infilarsi pantaloni e scarpe.

Dopo una ventina di minuti è in macchina, e dopo un’altra ventina parcheggia davanti alla catapecchia industriale di Leeroy. Quest’ultimo esce dal prefabbricato allargando le braccia e sfoderando una dentatura particolarmente macabra.

Si siedono sul terrazzo, una birra a testa. Dio continua a passarsi una mano sul collo, le pastiglie viola cominciano a perdere effetto, e lui si sente nuovamente una merda come un’ora prima. Comincia a raccontare l’accaduto a Leeroy che, con gli occhi semichiusi e le mani callose, è intento a rollarsi una sigaretta. Finchè, all’apice dell’improbabile racconto, per lo sforzo scaturito dalla risata, rovescia a terra il tabacco e sobbalza dalla sedia.

“Che cazzo hai fatto brutto stronzo?” chiede Leeroy ridendo come mai aveva riso in vita sua.

“E’ colpa di Billy Joe, fanculo Billy Joe, aspettava da anni che io fossi abbastanza sbronzo da fare sta scommessa del cazzo” borbotta Dio prendendosi le tempie in mano.

“Che cazzo” risponde Leeroy asciugandosi le lacrime “siete i due più grandi figli di puttana della storia” afferma mentre il riso svanisce dalle labbra “che cazzo di storia cazzo, che cazzo di storia!”

“Fanculo Leeroy, ho bisogno del tuo lanciarazzi, dobbiamo dare una pulita prima che la voce di sparga”

“Eh no no no no amico, no no no, prima voglio vedere sta meraviglia!”

“Col cazzo, gli ficchiamo un petardone nel culo e fine della storia. Cazzo, lì c’è pure gente che mi venera, che uccide nel mio nome, porca troia, tu non hai idea di che cazzo ne è uscito”

Leeroy non si trattiene, esplode nell’ennesima risata e cade a terra come un coglione, trascinandosi dietro la birra. Dio, ormai al limite, si alza in piedi e lo recupera per la canotta, sollevandolo da terra e fissandolo dritto negli occhi “Ora tu e io faremo esplodere quello stronzo di pianeta di merda, e la cosa rimarrà tra noi due, altrimenti domani ti sveglierai con la testa piantata dentro il tuo buco del culo, ci siamo intesi?”

Leeroy alza le mani “Ok ok, certo gamberone, uno ormai non può più farsi una risata con gli amici? Che caratterino, bello”

Dio lo rimette a sedere, prendendo un sorso di birra.

[…]

L’acqua è finalmente calda. Dio si infila tra le bollicine frizzanti dei sali da bagno al lampone. Fa un lunghissimo sbuffo borbottando tra sè “Che giornata di merda”. Rilassa i muscoli e chiude gli occhi, ascoltando di tanto in tanto il rumore delle gocce che ritmicamente escono dal rubinetto e si infrangono nell’acqua della vasca da bagno. Uno squillo acuto e rimbombante lo fa sobbalzare. Prende in mano il telefono bestemmiando.

“We”

“Ehi Eric, ciao bello”

“Ciao Dio, senti, Marina ha preso sedici casse di rhum di quello buono, io sto andando a prendere la carne, passa a prendere quel rotto in culo di Will Cazzomoscio e vieni”

“….”

“Pronto? Oh-ho?”

“Arrivo tra mezz’ora.”

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